François-Xavier Bellamy in Italia

Pubblicato il 5 Febbraio 2020

Un tour che toccherà diverse città italiane: da Roma a Milano passando per Ferrara. Questo è ciò che attende François-Xavier Bellamy dal 26 al 29 febbraio. Un personaggio molto noto in Francia: intellettuale, scrittore, politico ma prima di tutto insegnante di filosofia, attualmente è parlamentare europeo.
Al centro degli appuntamenti italiani di Bellamy l’analisi del tempo in cui viviamo e il tema educativo, tanto cari al professore francese autore dei libri “Demeure” e “Les déshérités, ou l’urgence de trasmettre”, pubblicati in Italia dalla nostra casa editrice (I diseredati. Ovvero l’urgenza di trasmettere, 2016 – Dimora, Per sfuggire all’era del movimento perpetuo, 2019). Due testi coraggiosi in cui denuncia la profonda crisi di identità che sta travolgendo la nostra epoca e che «priva i giovani di una ragione per cui impegnarsi» e in cui individua nell’ideologia del movimento, cuore dell’utopia moderna, la causa della fragilità e della crisi di significato che colpisce l’Occidente.

I diseredati

Nel libro dedicato al tema dell’educazione, infatti, partendo dalle riflessioni dei tre filosofi Cartesio, Rousseau e Bordieu, Bellamy individua le origini di alcuni pilastri dell’attuale crisi educativa come l’idea di docente come facilitatore, la condanna della lezione frontale, dell’apprendimento mnemonico, della fatica dello studio, la sfiducia in ogni forma di autorità, per poi proporre una via per rifondare la trasmissione.
«Quello che è meraviglioso nell’insegnamento» afferma il professor Bellamy «è vedere come – grazie all’incontro che un professore può proporre, malgrado tutti i suoi limiti – gli alunni possano scoprire se stessi. La più bella esperienza è quella di una fecondità, di ciò che io chiamo “mediazione” che costituisce la cultura e che ci permette di aprire gli occhi sulla nostra vita e sulla nostra libertà. Senza mediazione non si sviluppa l’umano. È attraverso l’incontro con ciò che un altro ti trasmette che compi la tua umanità. E siamo tutti su questo cammino. Non è che crescendo non si ha più bisogno di mediazione: incontrarsi e scoprirsi è possibile solo tramite questa esperienza, proprio perché paradossalmente ci fa uscire da noi stessi».

Dimora

Nel libro uscito pochi mesi fa in Italia, affrontando i temi dell’innovazione, della trasformazione, del rinnovamento come imperativo della modernità, il filosofo francese arriva ad individuare in essi la ragione della perdita di senso che caratterizza la nostra epoca.

«Una riflessione autentica sul bisogno che ciascuno di noi ha di tornare a casa, dove trovare quella certezza senza la quale ogni nostra nuova avventura sarebbe vana» l’ha definita Lorenzo Malagola, segretario generale della  Fondazione De Gasperi, che accompagnerà il professor Bellamy nella sua tournée italiana.

Senza timore di andare controcorrente rispetto al pensiero dominante del relativismo che ha stabilito la regola secondo cui nessuna verità è mai raggiungibile, del vitalismo che rende impensabile l’idea di bene comune e per il quale i confini, le culture, le tradizioni e le religioni sono considerati come ostacoli alla traiettoria della nostra libertà individuale, del progressismo che vede nel movimento perpetuo il fine delle azioni umane, Bellamy riconosce in tutto questo la genesi del transumanesimo, delle grandi migrazioni, della teoria del genere e della mercificazione di ogni cosa.

Ritrovare la dimora

Cosa spetta dunque all’uomo? Superare la violenza di questo flusso attraverso lo sforzo dell’intelligenza, discernere una verità verso la quale dirigere il proprio movimento. Accettare di abitare il mondo, dandosi però saldi punti di ancoraggio, perché ciò che è più necessario all’uomo è, appunto, una dimora che non sia puramente un tetto, ma piuttosto un luogo “familiare” in cui ritrovare gli affetti e ritrovarsi.

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