Gianni Letta e l’attualità universale di “Viteliú”

Pubblicato il 15 luglio 2013

Un intervento che ha superato la mezzora quello di Gianni Letta che la sera di giovedì scorso a Roma ha presentato Viteliú. Il nome della Libertà, il romanzo storico di Nicola Mastronardi, edito da Itaca.

Alla presenza di Paolo Frattura, governatore della Regione Molise e di Vincenzo Niro, presidente del Consiglio Regionale del Molise, il dott. Letta ha esposto una recensione di grande respiro scritta in quindici cartelle fitte di analisi e approfondimenti di enorme importanza per  l’immediato futuro del romanzo dell’esordiente scrittore molisano, anche in ambito cinematografico.

Dopo aver ricordato la figura di Costantino Mastronardi, papà di Nicola, collaboratore de “Il Tempo” per oltre trent’anni e suo corrispondente da Agnone per quasi quindici, Gianni Letta ha affermato:

 “Mi ero predisposto a leggere il romanzo con spirito amichevole e benevolo nei confronti del figlio di Costantino,  indimenticato insegnante e ottimo giornalista. Poi sono rimasto folgorato perché ho visto che la scrittura di Nicola, evidentemente figlio d’arte, è straordinariamente bella e poetica, ha una capacità descrittiva come pochi sanno fare, e porta un amore infinito alla sua terra, come lui stesso afferma nelle pagine dedicate ai ringraziamenti”.

Dopo aver citato diversi passi del romanzo l’ex direttore de “Il Tempo”, attualmente numero due di Mediaset, ha detto con convinzione:

Ogni pagina di Viteliú è da gustare, ogni pagina è una boccata di aria pura che rinfresca il nostro tempo soffocato con l’energia della fede in qualcosa che rende la vita degna di essere vissuta. Ed è l’amore alla libertà, alle proprie origini alla natura e al Cielo”.

Pagine da ascoltare  – ha continuato l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei governi Berlusconi –  ancor più che da leggere. Andrebbero ascoltate, sì,  chiudendo gli occhi. In questa maniera si potrà vedere lo scorrere delle immagini come fossero su uno schermo dei paesaggi, i panorami mirabilmente descritti dei monti del Sannio, le valli, i fiori, gli alberi, i colori e, quasi, gli odori dei luoghi protagonisti del racconto.”

Convinto della assoluta adattabilità del romanzo al cinema, Gianni Letta ha detto di essere rimasto affascinato dalle “favolose cavalcate sugli altopiani sanniti nelle quali sembra che una telecamera sia fissata sul cavallo e mostri al lettore immagini più che parole”.

Infine Letta ha toccato il senso profondo del racconto e l’attualità dei suoi temi affermando testualmente: “La trama, condotta con precisione storica e archeologica, è dominata dai valori della pace e della libertà dove l’una non sta senza l’altra. Dice che gli uomini sono fatti per comprendersi, per cooperare a costruire qualcosa di buono e di bello.  Non è un romanzo dell’incomunicabilità tra Roma e gli Italici, ma una storia, alla fine, di comunione. Anche in questo, soprattutto in questo, sta l’attualità universale di Viteliú“.

Al termine dell’intervento di Gianni Letta e di Nicola Mastronardi, coordinati da Marta Bifano, attrice e produttrice cinematografica, i saluti di Eugenio Dal Pane, direttore editoriale di Itaca, e il recital con il pianista Simone Sala e gli attori Giorgio Careccia, Barbara Petti e Luca Cataldi.

A sorpresa, poi, la conclusione di Sergio Castellitto.

 

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