Il Vangelo secondo Ravenna

NUOVA EDIZIONE ITALIANA

a cura di Sandro Chierici

Presentazione di Giuseppe Verucchi

Collana:

IL VANGELO SECONDO RAVENNA fu pubblicato per la prima volta nel 1985 dalla casa editrice SEI. Autore era il celebre scrittore francese Andrè Frossard, narratore, biografo, saggista, osservatore politico, uno dei più prestigiosi giornalisti de “Le Figaro”. Frossard, che nel volume Dio esiste io l’ho incontrato racconta la sua conversione, era solito trascorrere le sue vacanze a Cervia, dove frequentava la chiesa di S. Antonio. Da questa frequentazione pluridecennale della costa adriatica nacque la sua familiarità con Ravenna ed i suoi mosaici.

A seguito di questo libro Ravenna diede a Frossard la cittadinanza onoraria.

L’opera

L’arte, scrive Frossard, è un frammento di contemplazione caduto nella materia”: è uno sguardo contemplativo quello con cui Frossard legge i mosaici di Ravenna, mirabile testimonianza della persistenza della luce in un mondo di tenebre, come potrebbe essere definito quello in cui nacquero le celebri basiliche ravennati.

Attraverso uno stile talora apparentemente dimesso, l’Autore ci guida ad alzare lo sguardo su un mondo trasfigurato dalla bellezza del Cristo che “fa risplendere tutto intorno a sè e ricaccia lontano quest’onda di tenebra che torna senza posa a oscurare la terra; l’incarnazione diventa l’irrompere della luce, il suo passaggio fra noi”, non per offrirci “una saggezza” o “un’arte per il compimento di sè”, ma “per impedire ogni tentativo di ripiegamento su se stessi, a spezzare in noi tutto ciò che ostacola il passaggio della luce. Questa è la lettura del Vangelo secondo Ravenna, dove non è la morale a essersi incarnata, ma la divina carità”.

Ravenna è il Vangelo della luce e della speranza, dell’unità tra la terra ed il cielo, che si è realizzata grazie alla croce vittoriosa di Cristo che ha riconciliato il divino con l’umano.

Scrive Frossard a conclusione del suo libro: “Talento, arte, ispirazione, c’è tutto questo a Ravenna, e qualcosa in più, qualcosa di misterioso che affascina l’intelligenza e la porta insensibilmente a scoprirsi un’anima. Questo qualcosa di misterioso è precisamente il mistero cristiano di una visione «cristocentrica» che dalla croce del Cristo si espande. Una croce su cui egli non sta inchiodato, poiché tutto è compiuto, noi viviamo l’era della resurrezione, quel momento del «Credo» quando il cristiano canta: «…E il suo regno non avrà fine». (…) Il segreto di Ravenna, di questa bellezza che il tempo potrà sottrarre un giorno al nostro sguardo, ma non al cuore di chi l’ha intravista, è proprio questa rappresentazione di un mondo finalmente riconciliato, questa unione intima del cielo e della terra, abolita ogni sofferenza, ogni angoscia, ogni peccato nel matrimonio indissolubile del sacrificio e della gioia”.

Attualità dell’opera

Il richiamo insistente prima di Giovanni Paolo II e ora di Benedetto XVI alle radici cristiane dell’Europa e alla necessità che esse tornino a fecondare la vita dell’Europa rende questo volume molto attuale, proprio in virtù del giudizio che l’autore, cresciuto in una famiglia atea, esprime sulla “gigantesca catastrofe dei tempi successivi” a Ravenna: “il divorzio del cielo e della terra, che vivranno esistenze separate, il cielo raggiungendo a poco a poco l’altezza dell’inaccessibile, e l’uomo, sulla terra che parallelamente si oscura, procedendo a tastoni seguendo, con maggiore o minore rettitudine, i principi della morale, che sono gli strumenti della guida spirituale quando non c’è visibilità. La terra sarà un luogo di esilio, di passaggio, di prova, di amarezza o, nella migliore delle ipotesi, di espiazione per l’uomo: la croce, che adesso porta il suo suppliziato agonizzante, gli verrà proposta a ogni crocevia per incitarlo al pentimento, ed egli riporrà la propria speranza in ciò che chiamerà l’«aldilà», localizzazione vaga, che non sarà mai più l’«al di qua» di Ravenna e del suo Vangelo. L’ultimo tentativo di recuperare questo cielo perduto sarà l’arte gotica, i suoi slanci, le sue frecce, e gli spilli ambiziosi delle sue cattedrali che alla fine non avranno agganciato, qua e là, che qualche brandello di un paradiso strappato”.

A questa catastrofe non può esserci, secondo l’Autore, altra risposta che l’amore: “Il cristiano che sarà passato da Ravenna, e che avrà subito il fascino di questo mondo liberato, avrà compreso che l’origine, la causa prima di questa unità del bello, del bene e del vero, e la ragione stessa della genialità dispiegata davanti ai suoi occhi, non è altro che l’amore; egli avrà compreso che, se vuole convincere il mondo e trarlo fuori dalla notte in cui è già così profondamente immerso, dovrà cominciare, o ricominciare, ad amare, sull’esempio di questi personaggi di Ravenna, i quali tutti vedono una Persona adorabile che noi non vediamo, e sembrano persino, quando ci guardano, scorgerla in ciascuno di noi”.

Il testo è suddiviso in capitoli che accompagnano la visita ai diversi principali siti: il Mausoleo di Galla Placidia, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, la Basilica di San Vitale, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe.


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