Benedetta Bianchi Porro: un dvd a 50 anni dalla morte

Pubblicato il 21 Gennaio 2014

Sarà in libreria nei prossimi giorni «Oggi grazie. Un giorno con Benedetta Bianchi Porro», cortometraggio realizzato a cura della Consulta Diocesana per la Cultura e prodotto dalla Diocesi di Forlì-Bertinoro con la sceneggiatura e regia di Franco Palmieri. Il dvd, edito da Itaca, verrà presentato in anteprima venerdì 24 gennaio a Forlì.

Oggi grazie. Un giorno con Benedetta Bianchi Porro - DVD

Cinquant’anni fa moriva a Sirmione a soli 27 anni Benedetta Bianchi Porro. Era nata a Dovadola, sulle colline forlivesi, l’8 agosto 1936, da una famiglia benestante, seconda di sei figli. A pochi mesi era stata colpita dalla poliomielite, che le provocherà l’accorciamento della gamba destra e la renderà claudicante per sempre. La guerra e il lavoro del padre, ingegnere, resero movimentate l’infanzia e l’adolescenza, trascorse con la famiglia tra la Romagna e la Lombardia.

Durante gli anni del liceo si manifestano i primi sintomi di una sordità che diventerà, col tempo, sempre più grave. Nel 1953, a soli 17 anni, Benedetta si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università di Milano, per dedicarsi agli altri come medico. Ma il morbo da cui è affetta, e che nessuno, inizialmente, è in grado di diagnosticare, la ostacola nel percorso accademico finché, alle soglie dell’ultimo esame, nel 1959, Benedetta è costretta ad abbandonare gli studi.

Due anni prima era riuscita a formulare ella stessa la diagnosi della propria malattia: neurofibromatosi diffusa, o morbo di Recklinghausen, una rara patologia degenerativa che l’avrebbe privata, nel giro di qualche anno, oltre che dell’udito, anche del gusto, dell’odorato e della vista.

Abbandonati gli studi, in seguito ad un intervento chirurgico al midollo spinale, eseguito nel 1959, Benedetta perde per sempre l’uso degli arti inferiori. Già sorda, nel febbraio 1963 perde anche la vista, cosicché l’unico modo per sapere ciò che accade intorno a lei è ormai soltanto una sorta di alfabeto che i familiari le tracciano sul palmo della mano. La totale sordità, tuttavia, non le impedisce di parlare, sebbene con voce flebile e roca.

In questi ultimi anni della sua esistenza, Benedetta vive un’esperienza spirituale straordinaria, sempre più profonda, intensa, quasi incredibile, segnata da vette altissime di felicità e di gratitudine, nonostante il disfacimento fisico. Le lettere, che continua a scrivere o a dettare fino a pochi giorni prima della sua morte, ne sono un’attestazione impressionante. La sua camera, nella casa di Sirmione, si trasforma in un luogo di testimonianza per gli amici che la vanno a trovare.

La mattina del 23 gennaio 1964, in pieno inverno, fiorisce una rosa bianca in giardino. Quando viene a saperlo, Benedetta ricorda un sogno fatto qualche mese prima, e risponde che quella rosa è un dolce segno. In quella stessa mattina si conclude la sua esistenza terrena. L’ultima parola è: grazie.

Oggi grazie. Un giorno con Benedetta Bianchi Porro è il diario di un incontro casuale tra una donna in viaggio che, costretta a fermarsi a Dovadola a seguito di un guasto dell’auto, si imbatte nei luoghi di Benedetta, ne legge alcune lettere, finendo per trovare quello che, senza saperlo, stava cercando. Una stanza, un luogo dove potersi fermare perché segnato da una presenza che continua a parlare e ad accompagnare i passi di chi è in viaggio. Come scrive il regista Franco Palmieri «Oggi grazie racconta cosa accade quando Benedetta raggiunge un cuore che cerca».

 

 

Un commento a “Benedetta Bianchi Porro: un dvd a 50 anni dalla morte”

  1. Maria letizia Savini ha detto:

    Grazie Gesu’ per il dono della persona di Benedetta, fa che la sua testimonianza possa essere conosciuta e arrivare al cuore di tutti gli uomini a cominciare da me.

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