Presentazione del libro Le pietre raccontano
22 novembre 2011 ore 21.00Loggia dei Mercanti
Ancona
Loggia dei Mercanti
Ancona
Martedì 22 novembre 2011, alle ore 21, presso la Loggia dei Mercanti ad Ancona, sarà presentato il volume Le pietre raccontano. Santa Maria della Piazza, delle edizioni Itaca.
La serata di presentazione, organizzata a cura del Centro Culturale Miguel Mañara, vedrà gli interventi di S.E. Mons. Edoardo Menichelli, vescovo di Ancona-Osimo, Pietro Marcolini, assessore alla cultura della Regione Marche, Giuseppe Bolis e Paola Marchegiani, curatori del volume.
“La chiesa di Santa Maria della Piazza, in Ancona, è un piccolo prodigio di pietra: riccamente decorata e disallineata rispetto al disegno urbano, si fa incontro, inaspettata, a chi procede da via della Loggia, a ridosso del porto.
Sant’Agostino la conosceva bene e nel 421 (426 secondo altri studiosi), durante una sua predica ad Ippona, parla di Ancona e ci fornisce la più antica notizia dell’esistenza dell’edificio, dedicato all’epoca a Santo Stefano. Fino al IX secolo fu cattedrale, poi un terremoto nell’847 la danneggiò
notevolmente. È tra l’XI e il XII secolo che viene costruita la chiesa romanica, con il nome che da Santa Maria del Canneto viene cambiato in Santa Maria del Mercato, con la sua facciata accuratamente lavorata in una ricca sequenza di archetti, fregi e rilievi.
L’attrattiva destata dalla bellezza di Santa Maria della Piazza ha mosso alcuni amici a chiedersi: perché le cose sono? Perché i nostri avi hanno costruito questo edificio? Di quale Bellezza è segno? Che cosa indica?
Hanno interrogato le pietre scoprendo con stupore che esse conservano la memoria di Ancona, fin dalle sue origini, e che questa chiesa custodisce una straordinaria storia, da riscoprire e da rivivere. «Mi piace pensare – scrive monsignor Menichelli – vescovo di Ancona – nella prefazione – che questo libro non offra solo un po’ di storia d’arte, ma diventi “libro di ancoraggio”, di “solidità” per i nostri giorni». Ciò significa che la guida di Santa Maria rappresenta una vera e propria sfida alla mentalità odierna, permeata spesso di un sapere superficiale e formale. La pretesa è quella di avvicinare un’opera d’arte non tanto e non soltanto come un’espressione del passato ormai morta e, quindi, per certi versi, muta; ma di guardare, nel monumento, l’opera di uomini che hanno voluto costruire qualcosa che sfidasse il tempo e il presente. Il tempo, durando, e il presente, interloquendo con la contemporaneità, con la quotidianità. Le pietre raccontano di un incontro avvenuto che ha ridestato la creatività, la forza e la volontà di giudizio sul proprio tempo, l’incidenza storica di uomini che, proprio per un avvenimento di vita capitato, si sono messi al lavoro. Ma qual è stato, e quale può essere oggi, quel fatto e quell’avvenimento che può togliere l’uomo dal nulla di un tempo che può sembrare denso di negatività e contrarietà, un tempo di crisi e dramma, e restituirlo al coraggio di un affronto delle difficoltà e di un tentativo di costruzione della Bellezza proprio dentro quel tempo?
Le foto e le parole delle pagine del volume, permettono al lettore/spettatore di oggi di ripercorrere la grande “vitalità” che l’incontro con Cristo ha trasfuso nelle storie delle pietre, delle lunette, dei capitelli, delle volte presenti in Santa Maria. E quelle pietre sembrano domandare di nuovo a chi le guarda: ma tu credi davvero che con Cristo si costruisce davvero sulla roccia e per sempre?
Le pietre dunque raccontano, ma hanno bisogno di un mediatore, di chi, consapevole della propria esperienza, riesca a immedesimarsi in una esperienza analoga e diversa, facendo emergere ciò che parla al cuore.La contemporaneità di Cristo oggi – come sette secoli fa, o quindici secoli fa – permette di conoscere e di costruire tale Bellezza, lì dove si è chiamati a vivere.
Come ripete spesso Benedetto XVI, grazie alla presenza di Cristo si può sfidare la mentalità di tutti – e quella nostra – con l’intelligenza della fede, con un uso vero della ragione che sappia guardare a fondo, scoprendo la speranza e la luce presenti nella realtà” (Nicola Campagnoli).
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