Farès pecàt a lamentàm
Dario e Clementina Nembrini:
una fede feconda
Una fede feconda e incrollabile: è questo il tratto distintivo della vita di Dario e Clementina Nembrini non solo per i figli che hanno generato, ma per tutto ciò che è nato dalla loro famiglia grazie all’incontro con don Giussani.
Anni Quaranta, un paese della provincia bergamasca. Due giovani si incontrano, si innamorano, si sposano. Entrambi vengono da una solida tradizione cattolica. Dio darà loro dieci figli. Sono tutt’altro che ricchi, ma li accolgono tutti come un dono del cielo. Quando alcuni dei ragazzi incontrano il movimento di Comunione e Liberazione anche il padre e la madre decidono di seguirli: «da quando lo frequentate – dirà una volta il padre – vi vedo più lieti e più seri. Vuol dire che quello che avete incontrato è buono. E allora interessa anche a me».
Così intorno al tavolo di casa Nembrini siederanno, nel tempo, centinaia e centinaia di persone. Tutti si sentono figli, tutti portano via l’esperienza di un’accoglienza formidabile, uno sguardo per cui chiunque arrivi è importante, perché tutto quel che accade è buono. Anche la malattia e la sofferenza sono l’occasione per rendere più pura la certezza che tutto è dono di Dio. Fino all’ultimo giorno, anche ridotto all’immobilità dalla sclerosi che da trent’anni lo affligge, a chi gli chiede come sta Dario invariabilmente risponde farès pecàt a lamentàm, “farei peccato a lamentarmi”. La storia semplice di come un sì detto in ogni circostanza genera una fede contagiosa, che arriva attraverso i figli fino alle steppe del Kazakhstan e alle foreste della Sierra Leone.




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